Le statistiche di scansione mostrano come Googlebot visita il tuo sito: quante richieste invia, cosa scarica e come risponde il server. Per leggerle correttamente, confronta questi dati senza considerare ogni aumento o calo un problema SEO.
Il punto è capire se Google riesce a raggiungere le pagine importanti della tua attività. Una pagina servizio pubblicata correttamente può restare poco visibile se mancano link interni o ci sono ostacoli tecnici.
Parti dal rapporto e collega ogni anomalia a un controllo concreto.
Key points
- Il rapporto mostra fino a 90 giorni di attività, ma non è in tempo reale. Le richieste possono riguardare più volte lo stesso URL o file diversi, quindi non corrispondono al numero di pagine scansionate.
- Confronta richieste, dimensione dei download, tempi di risposta e stato dell’host. Il crawl rate misura la frequenza delle richieste; il crawl budget dipende dalla capacità del server e dalla domanda di scansione, non è una quota fissa.
- Per diagnosticare un’anomalia, incrocia Search Console con i log del server e una scansione tecnica. Controlla accessibilità, link interni, pagine orfane e pagine strategiche.
- Correggi prima i problemi tecnici e strutturali, poi valuta una nuova richiesta di indicizzazione. Evita blocchi indiscriminati di Googlebot e confronta regolarmente i dati con gli interventi effettuati sul sito.
Dove trovare le statistiche di scansione
Apri Google Search Console, seleziona la proprietà e vai su Impostazioni > Statistiche di scansione > Apri rapporto. Il rapporto è disponibile per le proprietà di livello principale, non per quelle limitate a una sottocartella.
Puoi consultare gli ultimi 90 giorni e osservare l’andamento giornaliero. I dati non sono in tempo reale.
The guida Google al rapporto descrive le metriche disponibili e le suddivisioni delle richieste.
Ricorda un limite importante: una richiesta di scansione non corrisponde necessariamente a una pagina diversa. Google può richiedere più volte lo stesso URL oppure scaricare immagini, JavaScript e altri file.
Quindi, se le richieste superano il numero delle pagine del sito, non significa che ci siano automaticamente duplicati. Devi prima capire quali risorse vengono richieste.
Crawl rate e crawl budget: due dati diversi
Il crawl rate misura la velocità delle richieste
Il crawl rate è il numero di richieste effettuate da Googlebot in un intervallo di tempo. Indica con quale frequenza il crawler interroga il server.
Un aumento può dipendere da nuovi contenuti, aggiornamenti o risorse necessarie per elaborare le pagine. Per interpretarlo, controlla anche i tempi di risposta e i codici HTTP.
Guardare soltanto il numero delle richieste può portarti a intervenire sul problema sbagliato.
Il crawl budget riguarda gli URL da scansionare
Il crawl budget, o budget di scansione, riguarda quanti URL Google può e vuole scansionare, in base alla capacità del server e alla domanda di scansione.
Non è una quota fissa assegnata al sito. Il rapporto non mostra un contatore del budget disponibile.
Per una PMI con poche pagine, conviene partire da accessibilità, contenuti e collegamenti. Negli e-commerce con molti filtri e varianti, la gestione degli URL richiede più attenzione.
Come leggere richieste, download e tempi di risposta

Le tre metriche principali vanno confrontate
Le richieste totali indicano il volume dell’attività. La dimensione totale del download mostra quanti dati sono stati trasferiti. Il tempo medio di risposta indica quanto impiega il server a rispondere alle richieste considerate.
Il tempo medio non coincide con la velocità percepita dagli utenti. Non sostituisce nemmeno l’analisi dei Core Web Vitals.
Se aumentano download e richieste, guarda quali file vengono scaricati. Se cresce il tempo di risposta, analizza hosting, applicazione e database.
Le suddivisioni spiegano cosa sta facendo Googlebot
Il rapporto distingue le richieste per risposta HTTP, tipo di file, scopo e tipo di Googlebot.
Lo scopo separa la scoperta di nuovi URL dall’aggiornamento di risorse già conosciute. Il tipo di file aiuta a capire quanto incidono HTML, immagini e script.
Controlla anche lo stato dell’host. Problemi DNS, connettività del server o recupero del robots.txt possono ostacolare l’accesso al sito.
Un picco di richieste verso immagini e script non dimostra che Google stia scansionando più pagine commerciali.
Picchi e cali: quando richiedono un intervento
Un aumento delle richieste può essere normale
Dopo una pubblicazione consistente o una modifica del sito, Google può aumentare l’attività. Anche il rinnovo delle risorse grafiche può modificare i download.
Confronta la data del picco con aggiornamenti, migrazioni e cambiamenti del tema. Poi osserva risposte HTTP e disponibilità dell’host.
Se il server resta stabile e le pagine strategiche sono raggiungibili, il picco da solo non giustifica una limitazione della scansione.
Un calo va collegato ad altri segnali
Un calo persistente accompagnato da errori del server richiede attenzione. Lo stesso vale quando nuove pagine importanti restano difficili da raggiungere.
Controlla eventuali blocchi, modifiche ai link interni e problemi introdotti dopo un restyling. Un calo isolato non dimostra una penalizzazione.
Non esiste una soglia universale di richieste giornaliere corretta per tutti. Un sito vetrina e un catalogo WooCommerce hanno struttura, risorse e frequenze di aggiornamento differenti.
Profondità di scansione e collegamenti interni
La profondità di scansione è la distanza dalla homepage seguendo i link interni. Questa misura si analizza con un crawler tecnico, non con il solo rapporto di Search Console.
La tabella mostra i livelli di una struttura gerarchica:
| Page | Livello dalla homepage |
|---|---|
| Homepage | Livello 0 |
| Categoria A | Livello 1 |
| Sottocategoria A1 | Livello 2 |
| Pagina 1 | Livello 3 |
Una maggiore profondità di scansione può rendere una pagina più difficile da raggiungere e incidere sull’intervallo prima che Googlebot torni a visitarla. Controlla la data dell’ultima scansione per verificare quando è stata rilevata. La profondità, però, non determina da sola l’indicizzazione.

Le pagine orfane non ricevono link interni. Google può scoprirle attraverso altri segnali, ma manca un percorso di navigazione che le colleghi al sito.
Per le pagine servizio e le categorie strategiche, cura la struttura dei link interni. Aggiungi link pertinenti nei contenuti correlati, senza affidarti soltanto al footer.
Diagnosi pratica: dal rapporto ai log del server
Quando compare un’anomalia, segui questo ordine:
- Individua il periodo interessato. Confronta richieste, tempi di risposta e stato dell’host. Annota gli interventi tecnici effettuati nelle stesse date.
- Analizza i log del server. Individua gli accessi autentici di Googlebot, gli URL richiesti e i codici restituiti. Il solo nome dello user agent non prova l’identità del crawler.
- Esegui una scansione con Screaming Frog. Cerca link rotti, pagine orfane, redirect multipli e cicli di reindirizzamento. Confronta gli URL trovati con sitemap, log e link interni del sito.
- Esamina le pagine prioritarie. Usa Controllo URL per verificare lo stato di indicizzazione, l’ultima scansione e il canonical. Parti dalle pagine che devono generare contatti o vendite.
Search Console mostra ciò che Google ha rilevato. Screaming Frog analizza la struttura raggiungibile durante la sua scansione. I log documentano le richieste ricevute dal server. Incrocia questi strumenti per valutare l’indicizzazione senza basarti su un solo dato.
The principali attività in Search Console comprendono anche il controllo dei singoli URL.
Gli elenchi disponibili nei rapporti sono campioni, non un inventario completo delle pagine considerate per l’indicizzazione né un elenco ordinato per ultima scansione. Per un’analisi estesa serve un audit SEO tecnico WordPress.
Errori da correggere prima di chiedere altre scansioni
Richiedere nuovamente l’indicizzazione non risolve un problema strutturale. Prima sistema ciò che impedisce a Google di raggiungere e comprendere la pagina.
Verifica che i link interni conducano alle pagine pertinenti. Questi controlli hanno priorità:
- Correggi i link interni che puntano a URL inesistenti e individua le pagine orfane. Una risposta 404 è corretta per una pagina eliminata senza sostituti pertinenti.
- Riduci le catene di reindirizzamento ed elimina i cicli. Un reindirizzamento circolare impedisce di raggiungere la destinazione.
- Aggiorna la sitemap quando aggiungi, modifichi o rimuovi pagine. Inserisci URL canonici e indicizzabili, evitando redirect e pagine noindex.
- Per le pagine commerciali, controlla canonical e direttive di indicizzazione, poi verifica la data dell’ultima scansione. Una configurazione sbagliata può rendere inutile una nuova richiesta.
In WordPress, Yoast SEO e Rank Math possono aggiornare automaticamente la sitemap. Il campo lastmod deve riflettere modifiche significative, non ogni aggiornamento tecnico.
The gestione della sitemap XML deve accompagnare quella dei link interni. Inviare il file a Google facilita la scoperta degli URL, ma non garantisce l’indicizzazione.
Ridurre la scansione senza compromettere il sito
Il vecchio percorso Impostazioni > Velocità di scansione, disponibile soltanto per alcuni siti, è stato dismesso nel gennaio 2024. Il menu per regolare la velocità di scansione non è più disponibile.
Per capire se la velocità di scansione di Googlebot è rallentata, confronta le richieste del crawler con la saturazione delle risorse, gli errori 5xx e i rallentamenti. Prima intervieni su hosting, cache e processi applicativi.
Durante un sovraccarico temporaneo, le risposte HTTP 503 o 429 possono indurre Google a rallentare. Sono misure tecniche temporanee: prolungarle può danneggiare la presenza delle pagine nell’indice.
Non bloccare indiscriminatamente Googlebot nel robots.txt. Il blocco impedisce la lettura dei contenuti, ma non garantisce la rimozione degli URL dai risultati.
The rapporto Google sui file robots.txt mostra i file rilevati e gli eventuali problemi.
Limitare eccessivamente l’accesso rallenta la scoperta delle novità e l’aggiornamento dei contenuti già conosciuti.
Monitoraggio settimanale: collega scansione e risultati
Una volta alla settimana, confronta l’andamento recente con le settimane precedenti e i dati di Google Analytics. Dopo migrazioni, cambi di hosting o modifiche agli URL, aumenta temporaneamente la frequenza dei controlli.
Registra anomalie dell’host, errori del server, variazioni delle richieste e ultima scansione delle pagine strategiche. Conserva le date degli interventi per distinguere coincidenze e problemi ricorrenti.
The riepilogo dei rapporti Search Console aiuta a separare scansione, indicizzazione e rendimento. I Core Web Vitals misurano l’esperienza di caricamento, non l’attività di scansione.
Nel rapporto sul rendimento trovi query, impressioni, clic e posizione media. Google Analytics 4 ti permette di analizzare visite e comportamento degli utenti.
In Google Analytics puoi monitorare gli eventi commerciali, come gli invii dei moduli e i clic sul telefono. Google Analytics 4 registra queste azioni se gli eventi sono configurati.
Prima di un restyling, conserva i dati storici disponibili, idealmente degli ultimi 12 mesi. Avrai un riferimento anche per la stagionalità.
Il mio consiglio è partire dalle pagine senza impressioni: controlla indicizzazione, canonical, sitemap e link interni prima di riscrivere i testi.
Conclusioni: concentrati sulle pagine che contano
Le statistiche di scansione diventano utili quando colleghi le richieste di Googlebot alle risposte del server e alla struttura del sito. Il numero delle visite del crawler, da solo, dice poco sulla visibilità della tua azienda.
Parti dalle pagine strategiche, individua gli ostacoli e misura cosa cambia dopo le correzioni. L’obiettivo è permettere a Google di raggiungere e aggiornare i contenuti che sostengono il tuo lavoro.
Frequently Asked Questions
Più scansioni migliorano il posizionamento?
Un aumento delle scansioni non garantisce posizioni migliori. Contano anche qualità dei contenuti, indicizzazione e pertinenza rispetto alle ricerche.
Posso richiedere l’indicizzazione di una pagina?
Puoi richiederla tramite Controllo URL in Search Console. La richiesta non garantisce l’inserimento nell’indice né tempi immediati.